Vietato ai minori. Una sporca storia

Sin dalle prime personali letture, il libro è stato (ed è), per me, come aver acquistato un biglietto per ignota destinazione… che fosse in treno o in aereo o con altro mezzo comprendevo il viaggio nel mentre le pagine scorrevano (e la misura del gradimento era in relazione a quanto velocemente o lentamente scorressero). Leggendo ho toccato i luoghi più disparati. A volte, è accaduto che rimandavo il viaggio: l’incipit non era quello giusto oppure ero io che non mi sentivo pronto per quell’andare. In ogni caso, sempre qualcosa da scoprire, qualcosa da imparare, qualcosa da comprendere, qualcosa da mirare, qualcosa da evitare. Ecco, per me, un libro deve arricchirti d’un quid, proprio come lasciare il luogo abitato per raggiungerne uno sconosciuto. Che può riservare note positive (…) oppure no! Il libro per cui ora vado spendendo qualche parola ha svolto appieno questa “funzione”. VIETATO AI MINORI (sottotitolo: una sporca storia) è il titolo dell’ultimo romanzo (breve) di Raffaele Polo, licenziato per i tipi de Il Raggio Verde Edizioni (2024, € 15,00). È l’ennesima indagine dell’Ufficiale Rizzo che si dipana traverso l’avventuroso excursus del militare in pensione (richiamato in servizio urgentemente e con decisione adottata con qualche dissenso dalle alte sfere), ché lui e nessun altro poteva risolvere l’ennesimo caso spinoso. Questo racconto lungo evolve su più livelli narrativi che fanno il paio con diversi salti temporali, ottimamente amalgamati dalla sapiente penna dell’Autore. Rizzo (alter ego – per certi versi - di Polo), si muove, con passo felino (“Ah, poter essere un gatto! Ma forse, in un’altra vita…”), sulle tracce d’un libro già oggetto d’un censura del quale apprende (guarda caso) in treno da una sconosciuta passeggera (Maria). Quel che accadrà tra Rizzo e Maria non posso disvelarlo qui. È una delle ragioni per cui, se volete saperlo, bisognerà che leggiate il libro. Anche perché la narrazione di quell’incontro tocca momenti degni del titolo del libro. Non che oggi ci sia bisogno d’una siffatta lettura per approcciare argomenti scabrosi, dato che il porno imperversa ovunque ed è accessibile da parte di tutti e – ahimé - a ogni età. Ma Polo, tra le righe, denuncia proprio questo eccesso, regalando invece pagine di buon erotismo. Nell’ultima avventura dell’Ufficiale Rizzo si rinviene (addirittura) il suo lato romantico, nel senso di poetico, forse dovuto al nuovo stato di pensionato dell’Ufficiale, ch’è velato d’una sensibilità malinconica e sognante per quanto ancora incline all’amorosa passione. Non indugio oltre sulla “storia”; aggiungo soltanto che il caso (grazie a un altro caso) sarà brillantemente (ma, soprattutto, in maniera inimmaginabile) risolto da Rizzo. Aggiungo anche che l’explicit è una chicca regalataci da Polo, sì che la prima di copertina avrebbe potuto esser priva d’ogni indicazione. Invero, nell’explicit (nel significato proprio dei codici medievali), quindi nella parte conclusiva del libro in parola, è rinvenibile titolo e nome dell’Autore. Null’altro, in proposito, dirò. Anche perché non intendo minare il godimento della lettura del libro (la vostra, ovvio). Tornando a quel che ho scritto in apertura di questo “pezzo”, invece, qualcos’altro dirò del “libro nel libro” e, dunque, di Mario Mariani. Un nome che non conoscevo. Ecco perché questo libro, per me, è stato (oltretutto) motivo di “conoscenza”. Mario (in realtà si chiamava Mariano) Mariani. Giornalista e scrittore, nacque nel 1883. La sua origine di figlio illegittimo (nonostante porti il cognome del padre, che lo riconobbe legalmente) gli farà dire che “la famiglia fu l’incubo della mia fanciullezza disperatamente sola”. Amante della libertà e del libero pensiero, conobbe Carducci, D’Annunzio e Pascoli. Lo spirito di indipendenza lo condusse a numerose permanenze all’estero: Parigi, Londra, Berlino e Nord America (Argentina e Brasile), facendo (prim’ancora del giornalista e dello scrittore) diversi mestieri faticosi, costruendosi una cultura da autodidatta. Ciò nonostante il padre fosse un facoltoso proprietario terriero. Lo spirito libero, anarchico, antifascista e anticlericale ne fecero un militante delle ragioni sociali dalla parte degli sfruttati, soprattutto i braccianti. Ottenne il primo successo letterario nel 1915 con La casa dell’uomo. Per circa un decennio Mariani fu lo scrittore più letto d’Italia (le sue opere superavano le diecimila copie vendute). Il suo era un pubblico “popolare” appartenente a un’area proletaria e piccolo borghese, contribuendo al comporsi di uno spazio culturale alternativo, anticonformista e ribelle. Mariani, si dice, badava soprattutto a far parlare di sé, non solo attraverso i suoi libri ma anche per la sua vita amorosa e persino per i duelli. Quel che più balzò ai “disonori” delle cronache del tempo (accrescendo la popolarità del Mariani scrittore) e che ha un ruolo centrale in questo VIETATO AI MINORI (una sporca storia) fu il clamore che ebbe il processo, nel 1920, per “oltraggio al pudore” in seguito alla pubblicazione del romanzo Le adolescenti. Ah, la giustizia. In eterno conflitto con la Giustizia! Neanche su questo aggiungerò altro, lasciando che sia il lettore a scoprire l’esito del processo e il legame con VIETATO AI MINORI (una sporca storia). La censura d’un libro, come d’ogni espressione d’arte, è sempre un fatto che dovrebbe destare allarme e preoccupazione in quanto, nella quasi generalità dei casi, è sintomatica d’una limitazione dell’espressione artistica e, comunque, d’una contrazione della libertà. Spesso in nome della morale e/o di qualche pseudo diritto. Sul punto, Mariani ebbe a dire: “Io sono l’unico moralista del mio tempo nel mio paese. Ma la morale è mia. Non può essere quella della più sudicia società che i secoli hanno sentito puzzare. Ho scritto un giorno che credevo in questi principi: abolizione della patria, abolizione della famiglia, abolizione del diritto di eredità, abolizione della proprietà, abolizione della moneta, libero amore, figlio di stato, la terra a chi la lavora, la casa a chi la abita, le macchine a chi le fa produrre. Nel momento in cui il popolo italiano mandava alla camera centosettanta deputati socialisti, non hanno avuto il coraggio di processarmi per offesa alle istituzioni o per incitamento all’odio di classe. Ma si sono aggrappati all’articolo 339 e a Le adolescenti”. Mariani sosteneva che la morale borghese ha origine dalla religione, per cui diventò avverso al cristianesimo e alla casta clericale. Era fortemente convinto che la donna deve avere il diritto, come gli uomini, di costruire la propria professione e di poter amare liberamente senza bisogno di prostituirsi né legalmente né illegalmente (narrò di prostitute nei suoi libri, facendole assurgere a protagoniste per affermare quei princìpi). Mi piace, in chiusura di questo “pezzo” citare chi ha notato che Lolita non nacque negli anni ’50, in America, da padre russo (Vladimir Nabokov), ma in Italia, nel 1919, per mano di un irrequieto narratore di Solarolo nell’Emilia, in guerra contro la morale e i moralisti. I quali, infatti, presero sùbito vendetta del Mariani, processando questo suo testo per oltraggio al pubblico pudore e costringendolo a censurare le righe più scabrose dell’opera.

LUCE DEL FUTURO SUL COME ERAVAMO DI RAFFAELE POLO, BIOGRAFIA COLLETTIVA SALENTINA

 

di Giuseppe Puppo  

Piccoli sorsi di grande piacere. Il claim dello sponsor Mokaffè non vale solo per il buffet finale, graditissimo dai convenuti, ma è stato proprio il motivo conduttore dell’intera serata, quale nutrimento dello spirito.

Salone della biblioteca provinciale Bernardini all’ex Convitto Palmieri pieno all’inizio, gremito alla fine, da un pubblico qualificato e partecipe, un lusso per una presentazione di un libro.

Qualcosa di nuovo, di innovativo.

Flash.

Quelli d’epoca, di Michele Piccinno che impreziosiscono il volume, ‘Come eravamo. Taccuino dell’amarcord salentino’, biografia collettiva delle generazioni diventate grandi a Lecce in quei due decenni memorabili, sfilano in proiezione di diapositive in apertura dell’incontro. Il proiettore sta appoggiato su una pila di volumi, neanche a farlo appoosta di un’enciclopedia che all’epoca si acquistava in edicola a fascicoli settimanali e che poi si portavano a rilegare, come nota Raffaele Polo e dice, facendolo notare.

Musica delle canzoni anni Sessanta – Settanta, apoteosi con Jimmy Fontana a ricordare che Gira, il mondo gira Nello spazio senza fine Con gli amori appena nati Con gli amori già finiti.

Quello – l’amore – dell’assessore Antonio Leo, vicepresidente della Provincia, per la cultura e il territorio è nato da tempo e si consolida di giorno in giorno sempre di più, questa sera ne porta un’altra testimonianza personale, nel suo intervento che non è di semplici saluti istituzionali, bensì di una vera e propria sintesi politica, nel senso più nobile del termine.

 

Di movida culturale, caratteristica di Lecce consolidatasi nel tempo, parla Mauro Marino, ricordandone la dignità di elaborazione e la capacità di aggregazione.

 

Maria Antonietta Vacca, compiaciuta intrattenitrice, e Antonietta Fulvio, puntale organizzatrice, fanno gli onori di casa, di leccecronaca.it e dellle edizioni Il Raggio Verde.

 

Le attrici Sandra Maggio e Clara Camisa chiamate sul palco danno da par loro una superba interpretazione scenica di alcuni brani del libro, talmente convincente, da far aleggiare materialment nel salone motivi e personaggi, profumi e sapori evocati nelle pagine che leggono.

 

Lui, Raffaele Polo, al centro della scena, gongola, poi un po’ si commuove, quando ricorda che proprio all’Ascanio Grandi annesso al Convitto Palmieri fece le Medie, specie quando fa risentire quel che scrisse, già con soprendente abilità, pure con capacità profetica, a 13 anni, sul giornalino della scuola.

 

Fra gli interventi del pubblico, ce n’è uno, di una distinta signora, che parla sì del passato, per tanti versi bello e irripetibile, ma lo proietta nella luce del futuro, di forze nuove, di nuovi sogni, di esempi da dare ai giovani di adesso, e così facendo chiude nel miglior modo possibile una serata bellissima.

Fonte:

http://www.leccecronaca.it/index.php/2023/04/16/laluce-del-futuro-sul-come-eravamo-di-raffaele-polo-biografia-collettiva-salentina-photogallery/

Come eravamo il nuovo libro di Raffaele Polo si presenta a Lecce il 15 aprile

Si intitola “Come eravamo – Taccuino introduttivo dell’amarcord salentino” il nuovo libro del giornalista Raffaele Polo, inserito nella collana I Taccuini per i tipi de Il Raggio Verde edizioni.

Anteprima a Lecce, il 15 aprile ore 19, nella Sala del Teatrino della Biblioteca “N. Bernardini” (ex Convitto Palmieri, piazzetta Carducci) con una serata evento che vedrà gli interventi di Antonio Leo Vice presidente della Provincia di Lecce e dello scrittore Mauro Marino responsabile dell’associazione culturale “Fondo Verri”. La serata, moderata da Maria Antonietta Vacca presidente di Leccecronaca.it e dalla giornalista Antonietta Fulvio, sarà impreziosita dalle letture a cura delle attrici  Sandra Maggio e Clara Camisa. A seguire un piccolo buffet gentilmente  offerto da Mokaffe.

Sarà come ritornare indietro nella Lecce degli anni Settanta e ritrovare le atmosfere contenute nel libro del giornalista leccese che ripercorre le strade della memoria, rintracciando suoni, profumi e personaggi di un tempo e le storie evaporate al sole come gocce di pioggia primaverile. La Primavera dei sentimenti che ci rendevano felici con poco sembrerà ritornare tra le mura dell’ex Convitto: a distanza di anni, vi fa ritorno Raffaele Polo che da alunno della classe 3 D, nel giugno 1965, firmava il suo primo articolo su “La Fucina” il giornale della scuola media statale “Ascanio Grandi”. All’epoca tredicenne scriveva: “L’avvenire è per me una cosa incerta, un libro da sfogliare lentamente con l’animo sospeso” concludendo l’articolo sognando di varcare un giorno la soglia della sua vecchia scuola. Oggi quel luogo è una fucina di eventi e di cultura, grazie all’impegno e alla dedizione di chi quotidianamente apre le porte e lascia spazio all’immaginazione.

Il libro, impreziosito dalle foto di Michele Piccinno che ci conduce tra le strade della Lecce antica, è – come recita il sottotitolo – un taccuino introduttivo dell’amarcord salentino e offre al lettore un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo.  «Raffaele, – scrive il fotografo nell’introduzione –  grazie ai suoi ricordi, così fluidi da sembrare una sorgente inesauribile di quel vissuto che appartiene un po’ a tutti coloro che hanno avuto la ventura di essere giovani nei favolosi anni ‘70, è riuscito a valicare quel limite temporale della realtà e a dare anima e corpo non solo a vecchie foto, ma anche ai miei fantasmi del passato».

Una carrellata di cose, sensazioni e profumi quasi perduti. A cominciare dalla “salame”, al krapfen,  dai calzoni ai rustici fumanti come il buon caffè Quarta icona della salentinità insieme alla cotognata dei Cesano, diventata poi la cotognata leccese di Oronzo De Matteis che ancora oggi delizia i palati più raffinati. Ma anche il profumo dei libri usati o quello dell’inchiostro della boccettina dove si intingeva il pennino… nelle centosessantasei pagine di “Come eravamo” c’è un concentrato di ricordi che talvolta fa sorridere  e fa bene al cuore, come il rituale della spedizione di biglietti di auguri e lettere quando mai avremmo potuto immaginare di poter essere costantemente connessi via what’App, messenger, telegram e via dicendo.

E, a proposito di connessioni, Raffaele Polo ricorda la vivacità del mondo della comunicazione nel Salento, dalle esperienze in radio alle prime tv locali, passando per le testate giornalistiche e gli uomini e donne che hanno raccontato la storia di quegli anni e che continuano a raccontare questo territorio nei suoi innumerevoli aspetti, potenzialità e contraddizioni in un tempo che fagocita tutto velocemente. Il mondo è cambiato profondamente in poco più di mezzo secolo. “Come eravamo” però non è solo il racconto nostalgico di chi quegli anni li ha vissuti, sentiti. È il riannodare i fili con la memoria, attraverso microstorie che raccontano la storia di un tempo caratterizzato dalla genuinità di certe sensazioni, è il ritrovare l’identità più autentica quando sogni e speranze erano la nostra più grande ricchezza. E la promessa di una felicità raggiungibile.

Lo confermano le parole in postfazione di Giuseppe Puppo direttore di Leccecronaca.it: «Ho scoperto di essere felice e non sapevo di esserlo, solo da poco, da quando Raffaele Polo, ‘pezzo’ per ‘pezzo’, settimana dopo settimana, ha scritto su  Leccecronaca – devo dire in modo magistrale e con un riscontro sempre partecipato, a tratti addirittura commovente, dei lettori – questo diario del nostro ‘come eravamo’, questa biografia collettiva della mia e della sua generazione, e di tutti quelli diventati a poco a poco grandi a Lecce fra gli anni Sessanta e gli anni Settanta.»

Laureato in Lettere e in Pedagogia, Raffaele Polo è giornalista e collabora con diverse testate tra cui il “Nuovo Quotidiano di Puglia”, “Leccecronaca.it”, “Arte e Luoghi”.

Si occupa da sempre di scrittura, critica d’arte, poesia dialettale e teatro. Autore di numerosi libri in cui da sempre il Salento è luogo della memoria e scenografia in cui far muovere i suoi personaggi tra Storia, mistero, realtà e immaginazione. Tra le sue ultime pubblicazioni: “Altre Storie dal Salento”, Lupo editore; “Le Leccecronache”, “Edoardo e l’ultimo sogno”, QDB edizioni; “Le improbabili indagini dell’Ufficiale Rizzo”, Robin Edizioni.

Per i tipi de Il Raggio Verde ha pubblicato “LecceCronache dal Coronavirus”, “Taccuino introduttivo alla Letteratura salentina”, “Il Grande Bang”, “L’Arte nel Salento – taccuino introduttivo”.

 

Fonte: 

http://leccesulecce.blogspot.com/2023/04/come-eravamo-il-nuovo-libro-di-raffaele.html

Le Leccecronache di Raffaele Polo

Leggi su Amazon e Kindle
Leggi su Amazon e Kindle

L'Ufficiale Rizzo è l'anziano dipendente di uno strano e introvabile Ufficio. Gli affidano sempre mansioni impossibili o piene di emblematiche ricerche, ogni volta in una località diversa, ma sempre nel Salento.

E lui risolve facilmente il suo compito, intervallando le ricerche con letture che lo affascinano e gli hanno creato una cultura enorme ma sempre vogliosa di crescere: ha un vecchio padre che sta in una casa protetta e gli sottopone, ogni volta, i giochi più difficili della Settimana Enigmistica, che l'Ufficiale deve pazientemente risolvere. Ha un'amica, con la quale va al cinema e che, qualche volta, sparisce per un po' di tempo, dietro chissà quale avventura...

L'Ufficiale Rizzo vive in una Lecce particolare; avendo scoperto da uno scrittore sconosciuto, un certo Raffaele Polo, il segreto per spostarsi nel tempo, va e viene con facilità attraverso i propri ricordi, finendo per non sapere, egli stesso, quale è il suo tempo reale, quale la società e l'Ufficio a cui appartiene veramente.

Ma non è un problema: ovunque vada, gli affidano improbabili ricerche che l'Ufficiale affronta con serenità e senza meravigliarsi più di tanto.

E la terra dove agisce diventa ogni volta più bella, più sorprendente, magica e affascinante come una donna misteriosa.

In questa storia, che si svolge a Lecce, conosceremo questa città, attraversata dall'acqua, come una novella Venezia, Che forse è veramente così, anche se non ce ne siamo mai accorti......

Non so.

Dev’essere, probabilmente, qualcosa che c’è nell’aria, o nella luce.

Fatto sta che questo Salento è un affresco irrinunciabile e delizioso sul quale viene decisamente spontaneo collocare una, due, tre storie…. Che paiono ancor più gradevoli e degne di essere narrate proprio perché partecipi di quella salentinità che è come e meglio della maionese: dà, anche all’aragosta, un sapore inarrivabile.

Ecco perché non mi stanco di ambientare le ‘mie’ storie nel Salento. E mi fanno sorridere quelli che, magari, si sforzano di ambientare in scenari esotici e magari in Sicilia i loro scritti. Come se il nostro Salento non fosse più e meglio di altre conclamate località, magari più appetibili letterariamente ma certo meno reali di quello dove, tra l’altro, si ha la fortuna di abitare.

E allora, ecco che Lecce, Melendugno, Copertino, Taviano finiscono per diventare luoghi magici dove iniziano e si dipanano storie incredibile che, spesso, sono vere ma talmente vere che potrebbero chiamarsi ‘cronache’….

Sia ben chiaro: ognuno, poi, fa ciò che vuole.

Anche io che, con queste ‘Altre storie dal Salento’ vi invito a venire con me, ancora una volta, in una terra magica e piena di bellissime sorprese…..

DUE RUOTE UNA VITA
MANFREDI PASCA LEGGENDARIO CORRIDORE LECCESE

Raffaele POLO


La figura di Manfredi Pasca, leggendario corridore leccese, si intreccia con l’atmosfera crepuscolare degli anni dal dopoguerra a oggi, in una Lecce fatta di stenti, fame, miseria e sacrifici. Ma anche di buoni sentimenti, ideali, onestà e impegno, fiducia incrollabile nella volontà umana che, se ben instradata, supera qualsiasi difficoltà. Anche la sofferenza, anche la morte, anche la disperazione per le perdite più dolorose.
Manfredi diventa, allora, un vero e proprio eroe, e le sue gesta, la sua vita possono riassumere l’epopea del Grande Popolo Salentino, indomito protagonista delle nostre piccole, grandi Storie.

  

Una necessaria prefazione

 

Sono un giornalista. Un giornalista e uno scrittore. Quando presento un libro, davanti a uno sparuto gruppo di persone, c’è sempre qualcuno che mi definisce scrittore. E io, allora, inarco le sopracciglia, come se fossi turbato e non gradissi quelle parole. Che non sento di meritare perché, penso, chi fa esclusivamente per professione il giornalista o lo scrittore può essere considerato veramente un membro di questa categoria.

Io sono pubblicista, cioè scrivo ogni tanto un ‘pezzo’ su Quotidiano, nella pagina che non legge nessuno, la pagina culturale.

E poi ho pubblicato un po’ di libri.

Racconti e qualche scritto fantastico ambientato nel Salento, per cercare di colmare una lacuna che, anni fa, era evidente: nessuno scriveva storie ambientate da noi. Quasi a voler significare che il Salento non poteva avere dignità letteraria. Nel mio piccolo, poiché pensavo che non fosse così, ho cominciato a parlare di Lecce, di luoghi e persone della nostra terra.

E allora sono diventato scrittore.

In realtà, io lavoro in un ufficio delle tasse, mi autodefinisco ‘impiegato d’imposte’, proprio come in un bel romanzo di Nino Palumbo.

E così la mia vita scorre senza scossoni tra un articolo, un libro, una presentazione e almeno 20-30 persone che, ogni giorno, vengono al ‘front-office’ a chiedere soluzioni per i loro problemi che riguardano tasse e fisco.

Ho perso prima mia madre, dopo una lunghissima malattia. L’ha curata sempre mio padre e, onestamente, non ho vissuto con particolare emozione la sua dipartita. Perché speravamo tutti che la sua sofferenza cessasse e allora è arrivato come un sollievo il momento del distacco. Anche per mio padre, credo.

Che le è sopravvissuto un po’ di anni. Pieno di acciacchi e problemi anche lui, ha finito per far riferimento solo a me, figlio unico. E gli ultimi tempi della sua esistenza li ha trascorsi in una ‘casa protetta’ dove andavo a trovarlo, ogni giorno.

Poi…

In poco più di un mese, la degenza in ospedale dove doveva essere operato, l’annuncio da parte dei dottori che non era il caso di sottoporlo ad un intervento (la metastasi è troppo diffusa) e la scelta, casuale, di trasportarlo all’Hospice di San Cesario.

Qui, dopo dieci giorni, papà è morto.

 

Sono rimasto solo.

Solo, nel senso che, guardando indietro, non c’era più nessuno della mia famiglia, a fare da riferimento. Il fratello di mio padre, solo lui. Ma era lontano, avevamo ormai pochissimo da dividere, solo qualche ricordo legato a chi non c’era più.

E poi, portati come siamo ad occuparci di quello che riguarda l’avvenire di figli e nipoti, poco, pochissimo rimane per il passato, per il ricordo di cose e avvenimenti che rimangono esclusivamente nella nostra memoria.

Sono rimasto solo, allora.

Con chi, del resto, avrei più diviso una serie di consolidate consuetudini come, ad esempio, risolvere i rebus della Settimana Enigmistica o discutere di politica e cristianesimo?

Dopo lo smarrimento iniziale, ho riannodato le fila col mio passato, tornando all’Hospice. Proprio in quel posto dove, nella stanza n° 2, a piano terra, per alcuni giorni mi sono interrogato sulla vita e sulla morte.

Dove sono stato a guardare mio padre che respirava faticosamente, chiedendomi cosa stesse provando lui, in quel momento.

Adesso, con il camice bianco di volontario, sono qui, a ripercorrere un periodo triste ma importante della mia vita.

 

COPERTINO COSMICA

 

Alla fine, dopo tanti sforzi, sono riuscito ad ottenere, per la nostra città, un nuovo "gratta e vinci". Si chiamerà "Copertino Cosmica", riprendendo la definizione data da Carmelo Bene. E' un gioco, a diffusione nazionale, che abbinerà i premi alle immagini più significative di Copertino.

IL MANOSCRITTO DI COPERTINO

La preghiera segreta del Santo

Padre Massimiliano ci ha guardati con quei suoi occhi acuti. Poi ha detto: “Inginocchiamoci e preghiamo il Signore come lo pregava Lui”.

E ci siamo trovati in ginocchio, con la testa bassa, contriti, nella campagna di Copertino.

Padre Massimiliano ha proferito alcune parole, poi ha recitato, con voce chiara, la Preghiera del Santo.

(…)

Mi è successo di perdere, effettivamente, la percezione di quello che avevo attorno. Di rivedere, in un attimo, me stesso bambino tenuto per mano da papà, a scuola col grembiulino, a giocare con i pantaloni corti, in un campo… sotto una capanna che odorava di erba e fieno, in riva a un fiume, a pescare… con in braccio un bambino, seduto accanto a una donna che sembrava proprio Sandra…

E non sentivo più nulla, quella dolcissima preghiera mi rivelava tante cose senza parere.

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